Birre per emozioni forti

Birre per emozioni forti

"Una birra forte, un tabacco profumato e una donna, questo è piacere." Nelle parole di Johann Wolfgang von Goethe, drammaturgo tedesco vissuto a cavallo tra il Seicento e il Settecento, possiamo trovare uno dei primi riferimenti alla passione per le birre dal volume alcolico poderoso, in grado di riscaldare il corpo e, spesso e volentieri, lo spirito di chi le beveva.

Goethe non è stato l’unico artista a decantare le lodi delle birre più possenti: pochi anni dopo fu il celebre scrittore inglese Thomas Hardy a narrare della birra di Dorchester, “robusta e forte come un vulcano” e “alla fine, piuttosto inebriante”. Una birra amata dal popolo, dalla borghesia e dalla nobiltà dell’epoca che, sostiene Hardy, “l'amava più del vino”.

In effetti nell’Inghilterra vittoriana le cantine dei birrifici nobiliari conservavano i mitici Barley Wine, che nel nome “vino d’orzo” tradivano la propria origine. Queste birre corpose e complesse, resistenti all’invecchiamento, sono addirittura propense a migliorare il proprio sapore nel corso degli anni, proprio come un buon vino rosso; nacquero per sopperire alla carenza di vino francese in seguito all’incrinarsi dei rapporti tra l’Impero di Napoleone ed il Regno Unito.

D’altro canto, sembra che la paternità (o meglio, la maternità) delle Strong Ale sia da attribuire proprio alla Gran Bretagna: furono addirittura le levatrici a suggerire di brassare delle birre molto più alcoliche di quelle normalmente prodotte, al fine di alleviare il dolore del parto.

Beninteso, oggi non ci sogneremmo mai di consigliare di assumere alcolici in tale circostanza, ma nei momenti giusti il piacere di una birra forte è impagabile.

Pensiamo al Belgio e alla sua vastissima gamma di Strong Ale. I mastri birrai locali hanno inventato ricette che a volte abbinano un grado alcolico elevato a una scorrevolezza “tedesca” e a profumi estivi, anche se forse le vere chicche sono le birre prodotte stagionalmente per celebrare l’arrivo del Natale e del nuovo anno. Birre che di solito hanno un corpo pieno e aromi tostati, torrefatti, di cioccolato che le rendono “birre da meditazione”, da concedersi alla sera di fronte al caminetto.

Specialità che vengono selezionate di anno in anno anche da Interbrau e custodite all’interno del catalogo Winterbrau.

Anche i birrifici della Germania, patria della classica “bionda”, non sono immuni al fascino delle birre più decise: nate già nel medioevo nella città di Einbeck, le Bock sono specialità ad alta fermentazione dalla gradazione alcolica che può superare anche il 7% del volume.

Tradizionalmente di colore scuro, le Bock hanno dato vita a diverse reinterpretazioni dalle quali sono nati nuovi stili: le Maibock, dal colore biondo come le Helles, e le Doppelbock, in grado di arrivare anche a 10% di volume alcolico. Queste ultime sono state messe a punto dai monaci che le usavano come “pane liquido” al fine di trovare sostentamento durante i periodi di quaresima.

Esistono delle birre tedesche ancora più forti delle Doppelbock ovvero le Eisbock, prodotte mediante un’interessante tecnica che implica il congelamento della birra. Si narra che la scoperta di tale metodo sia stata totalmente casuale: una cisterna in viaggio attraverso le montagne innevate, la birra al suo interno che si congela parzialmente, la constatazione che la birra non congelata aveva un corpo ed un carattere diverso. Casuale o meno, il procedimento alla base della produzione della Eisbock è davvero geniale e consiste in una sorta di distillazione a freddo. Una base di Doppelbock è portata a bassissima temperatura finché l’acqua in essa contenuta finisce per congelare, a differenza dell’alcol; a questo punto basta rimuovere il ghiaccio e tenere la parte liquida che sarà un “concentrato di birra” in grado di superare anche il 14% di volume alcolico.