Quegli “strani incontri” tra birra e…

Quegli “strani incontri” tra birra e…

Da grandi appassionati di birra speciale ci siamo imbattuti spesso in ingredienti più o meno peculiari, che sapientemente combinati con gli altri rendono unica ogni ricetta. Dai cereali più diffusi come il frumento, il mais o l’avena, a miscele di spezie che possono prevedere coriandolo e buccia d’arancia, solo per citarne alcune.

Succede però che la voglia di sperimentare porti i mastri birrai a sviluppare ricette a base di ingredienti apparentemente molto lontani dal classico sapore della birra: pensiamo allo zenzero e al relativo filone delle Ginger Ale, oppure al cioccolato e al caffè talvolta utilizzati nella produzione delle Imperial Stout. E poi alla frutta, ad esempio le ciliegie o i lamponi che da secoli vengono immersi nei Lambic per dare vita rispettivamente alle Kriek e alle Framboise.

Esistono anche casi in cui la birra viene miscelata con altri liquidi dalle caratteristiche diverse per creare una bevanda completamente nuova.

È proprio di queste particolari “miscelazioni”, di questi incontri tra mondi apparentemente lontani, che vogliamo parlare in questa edizione di Birra per Passione.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un procedimento che vanta una lunghissima storia in alcuni ambienti brassicoli come quello del Belgio.

Se prima abbiamo citato le celebri Kriek e Framboise, dobbiamo considerare che il panorama belga offre da parecchio tempo una vasta gamma di specialità prodotte miscelando ad arte la birra con il succo di diversi frutti.

Bevande fresche, dissetanti, frizzanti e saporite, con note spesso tendenti al dolce nel caso si ricorra a succhi di frutti rossi.

Emblematico il caso di Liefmans Fruitesse, che ha di fatto riportato in auge la tradizione delle Fruit Beer in un contesto nuovo, quello dell’aperitivo mondano: d’altro canto, Liefmans vanta oltre tre secoli di esperienza nell’arte della miscelazione, sia tra birre di annate diverse ma anche con succhi di frutti vari. La Fruitesse ha letteralmente “scardinato” alcuni tabù del mondo della birra, come il servizio “on the rocks” con ghiaccio e l’utilizzo della stessa come ingrediente per la realizzazione di gustosi e ricercati cocktail.

Di più recente approdo in Italia, ma basata sulla stessa interessante combinazione con succo di lampone, è la Blanche de Namur Rosée, la cui base di partenza è ovviamente la pluri-medagliata birra di frumento del birrificio Du Bocq.

Spostandoci verso la Germania troviamo una diffusa tradizione di miscelazione tra la birra e un succo, quello di limone: è il caso delle famosissime Radler (“ciclista” in tedesco), solitamente risultato di un mix al 50% tra birra Lager e limonata. La leggenda narra che l’invenzione vada attribuita a un locandiere bavarese, che nel 1922 ricorse a questo stratagemma quando vide la propria scorta di birra esaurirsi rapidamente a causa della visita di qualche migliaio di ciclisti.

Molto interessanti e sempre più frequenti sono anche i momenti di contatto tra il mondo della birra e quello del vino.

Due pianeti spesso distanti, a volte in conflitto, ma capaci a volte di interagire ed integrarsi, con risultati sorprendenti. E di questo va dato merito anche al movimento brassicolo italiano.

Non a caso il primo “stile tricolore” ufficialmente riconosciuto a livello internazionale è quello delle Italian Grape Ale, specialità prodotte con mosto di birra fermentato assieme al mosto d’uva. D’altra parte il Belpaese è globalmente riconosciuto per la sua cultura enologica, anche se va ammesso che probabilmente i primi esperimenti di commistione tra birra e vino si sono sviluppati altrove. In Belgio, ad esempio, dove da qualche anno l’uva francese con cui si vinifica il Sauternes incontra il mosto di La Chouffe, dando vita alla spumeggiante Château d’Ychouffe, birra prodotta annualmente in edizione limitata dal birrificio delle Ardenne.