Cinque secoli di birra in bottiglia

Cinque secoli di birra in bottiglia

È attorno alle metà del Cinquecento, infatti, che i birrifici hanno cominciato a sperimentare l’utilizzo delle bottiglie di vetro per conservare e trasportare la propria birra. Le bottiglie infatti hanno degli innegabili vantaggi rispetto alle botti di legno, allora ampiamente diffuse: su tutti, il fatto di poter stoccare minori quantità di prodotto e di trasportarlo senza particolari problemi.

Proprio in quel periodo, si narra, venne scoperto casualmente il processo di rifermentazione all’interno della bottiglia. Merito di un parroco inglese che decise di portarsi un po’ della sua birra durante una giornata di pesca. Dimenticatosi della bottiglia sulla sponda del fiume e ritornatovi qualche giorno dopo per cercarla, trovò una bevanda particolarmente effervescente che all’apertura del tappo “scoppiò” come un colpo di pistola: davvero qualcosa di particolare per chi era abituato alle classiche Ale inglesi, quasi completamente piatte.

Leggenda o verità, è plausibile e oramai assodato che in quegli anni la possibilità di imbottigliare la birra stuzzicava la curiosità degli addetti ai lavori.

Soprattutto dei birrifici nobiliari, dato che il vetro era particolarmente costoso (anche a causa di una tassa che venne eliminata definitivamente solo nell’Ottocento) e che l’imbottigliamento doveva essere fatto totalmente in maniera manuale.

Il nuovo contenitore tardò ad affermarsi anche a causa della poca resistenza delle bottiglie che venivano realizzate in vetro soffiato e a causa appunto della fermentazione secondaria, che rendeva la birra troppo frizzante per i consumatori dell’epoca, abituati alla liscia scorrevolezza e all’ossidazione delle birre maturate in botte di legno.

Nacquero comunque i primi “beer shop” specializzati, come oggi, nella vendita delle birre in bottiglia: uno dei primi fu Holkham Hall, sicuramente attivo nell’Inghilterra dell’est già nel 1671.

Alla fine dell’Ottocento però la birra in bottiglia conobbe un vero e proprio boom grazie soprattutto all’innovazione tecnologica: dalla pastorizzazione alla filtrazione, che garantivano birre dalla durata maggiore e più limpide alla vista, fino all’invenzione del tappo a vite prima e a corona poi, che permettevano ai birrifici di non dover ricorrere a decine – se non centinaia – di operatori addetti alla chiusura manuale.

Innovazioni che si sono susseguite in un periodo in cui si registrava in molti Paesi una certa contrazione dei consumi, che spinse molti locandieri a fornirsi di bottiglie al posto dei più impegnativi cask.

Dopo la Prima Guerra Mondiale la birra in bottiglia si affermò definitivamente, mentre fu durante la Seconda Guerra Mondiale che cominciò a diventare anche strumento di comunicazione. Anzi, di vera e propria propaganda, spingendo i consumatori a scegliere con orgoglio la birra del territorio per supportare in qualche modo la propria nazione.

La nascita dei primi impianti di imbottigliamento totalmente automatizzati, in grado di lavare e sterilizzare, riempire, tappare ed etichettare migliaia di bottiglie all’ora, tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, consacrò definitivamente la birra in bottiglia. Che oggi si dimostra contenitore ideale per diverse occasioni di fruizione e che si è sviluppata negli anni per rispondere alle esigenze produttive, logistiche e di marketing dei birrifici.

Lo spessore e addirittura la forma vengono calibrati a seconda della pressione interna che può essere raggiunta durante l’eventuale rifermentazione, oltre alla possibilità o meno di numerosi riutilizzi tramite il processo del “vuoto a rendere” obbligatorio in alcuni stati, mentre il colore del vetro è preferibilmente marrone o nero, per proteggere la birra dal sempre temibile “colpo di luce” che può causarne aromi sgradevoli.

La forma del vetro può inoltre trasmettere alla vista e al tatto l’essenza di un determinato brand o birrificio, ricreando un “look and feel” vintage o innovativo, legato alla tradizione nazionale o di tendenza, anche grazie alla possibilità di forgiare le bottiglie con scritte o loghi in rilievo. Un aspetto così importante da convincere alcuni birrifici a far produrre delle bottiglie personalizzate: come non pensare alla forma classica di un’Orval, ad esempio?

La bottiglia è inoltre supporto per fisico per etichette sempre più curate tanto nella grafica quanto nei materiali… Ma questo potrebbe essere argomento per un'altra puntata di Birra per Passione!