Bianca, Blanche o Witte?

Bianca, Blanche o Witte?

È nella provincia del Brabante Fiammingo che va collocata l’invenzione, nel tardo Medioevo, della birra di frumento in stile belga. La città di Lovanio, circa 30 km ad est di Bruxelles, già dal XIV secolo era conosciuta per la fiorente produzione brassicola e soprattutto per la propria birra “bianca”, nome dovuto sia all’abbondante e candida schiuma che all’aspetto paglierino, quasi lattiginoso.

La tradizione medievale prevedeva l’impiego di frumento non maltato e di una particolare miscela di spezie e piante aromatiche detta Gruit, che proprio come il luppolo aveva una duplice finalità: dare profumo e carattere alla birra e permetterne la conservazione per lungo tempo, almeno per tutta la durata dell’estate.

Questa tipologia birraria nacque (come le Saison) per placare la sete dei lavoratori dei campi durante le afose giornate estive. Il basso grado alcolico e la nota piacevolmente acidula data dal frumento rendono le Blanche rifrescanti e dissetanti, ottime per donare sollievo durante il periodo più caldo.

Il Gruit era composto da svariate erbe, tra le quali sicuramente l’erica, l’artemisia, la mirica e l’achillea millefoglie, e altre ancora a seconda delle disponibilità. A queste piante si aggiungevano le spezie: cumino, anice, noce moscata, ginepro, zenzero e chiodi di garofano, ad esempio.

Le Witbier di Lovanio godettero di grande fama per qualche secolo, fino a quando l’affermarsi delle Pils in tutta Europa non contagiò anche il Belgio e la regione del Brabante: il nuovo stile proveniente dalla Repubblica Ceca soppiantò tante tipologie brassicole storiche, facendo precipitare le birre di frumento nel dimenticatoio.

Fino a quando Pierre Celis ne recuperò l’antica e quasi scomparsa tradizione, brassando la propria Biere Blanche nella seconda metà degli anni Sessanta. E dando il via ad un vero e proprio “boom” della birra bianca, tornata di gran moda negli ultimi decenni grazie al sapore delicato e poco amaro, alla piacevole ed appagante speziatura, al corpo scorrevole e rinfrescante.

 

 

La Blanche di Celis si ispirava a quelle medievali: dall’utilizzo del frumento non maltato al ricorso a spezie che, seppur non ricalchino pari pari la ricetta del Gruit, ne traggono senza dubbio spunto. “Riabilitato” l’utilizzo del luppolo, la miscela di spezie vede il ricorso a coriandolo e buccia di arancia amara del Curaçao. Spesso, inoltre, un terzo cereale rende il corpo ancora più leggero: l’avena.

Importante, come sempre, anche la scelta del giusto ceppo di lievito, rigorosamente ad alta fermentazione, in grado di sostenere l’impatto aromatico dato dalle spezie. Lievito che non viene filtrato e rimane in sospensione quando versiamo la nostra Blanche fredda in un bicchiere dall’ampia apertura (in grado di valorizzare la schiuma e i profumi), conferendo il famoso e tanto apprezzato aspetto opalescente a una birra che si abbina con piatti dai sapori delicati come pesce, crostacei, carni bianche e formaggi a pasta tenera.

Oggi la Blanche è diventata un must anche al di fuori delle Fiandre e sono molti i birrifici nel mondo che scelgono di mettersi alla prova con questo peculiare stile di birra di frumento, contestualizzandolo nella propria cultura brassicola ma rimanendo sempre fedeli alle caratteristiche principali della tradizione belga.

 

 

Pensiamo agli Stati Uniti e alla loro craft beer revolution, che non significa sempre e solo IPA: emblematico è il caso di Blue Moon, il birrificio di Denver (Colorado) che dal 1995 vanta proprio una birra di frumento di chiara ispirazione belga come ammiraglia della propria gamma.

Persino alcuni monaci trappisti hanno deciso di andare oltre i classici stili d’abbazia e si sono dedicati alla produzione di una Witbier: siamo in Olanda e il merito di questa “innovazione” va attribuito all’Abbazia di Notre-Dame de Koningshoeven, dove vengono prodotte le autentiche birre trappiste marchiate La Trappe.