ALLA RICERCA DEL BICCHIERE GIUSTO

ALLA RICERCA DEL BICCHIERE GIUSTO

 

Uno degli espedienti più utilizzati nei corsi di degustazione per far comprendere l’importanza del vetro è quello di far annusare e assaggiare la stessa birra, in rapida sequenza, in bicchieri diversi. Ci si rende conto in maniera pressoché immediata che le caratteristiche di ogni bevanda possono essere valorizzate o, per contro, penalizzate a seconda del bicchiere all’interno del quale viene servita.

4.pngSe ai profani potrebbe sembrare quantomeno insolito imbattersi in uno snifter, il calice a balloon utilizzato per degustare i Cognac, i più esperti sanno che nessun altro bicchiere ha la stessa capacità di trasmettere gli aromi di un Barley Wine come, ad esempio, la Thomas Hardy’s Ale. Questo stile ha la peculiarità di esprimere i propri articolati profumi un po’ alla volta, man mano che l’ossigeno nel bicchiere e il calore della mano portano la birra al giusto livello di temperatura.

 

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3.pngGrandi calici vanno scelti anche per le birre d’abbazia belghe, per permettere alla ricca schiuma di sprigionare tutti gli intensi profumi. Durante la degustazione il naso “affonda” nel bicchiere e può cogliere gli sfaccettati sentori di fiori, frutta matura, malto d’orzo. Anche la vista, elemento da non sottovalutare, resta spesso estasiata dai calici trappisti, vere opere d’arte ambite da ogni collezionista.

6.pngUn’ampia imboccatura è presente anche nei bicchieri utilizzati per le Blanche: in questo caso gli aromi sono agrumati e speziati – complice anche il diffuso utilizzo di curaçao e coriandolo tra gli ingredienti – e la temperatura di servizio ideale un po’ più bassa, motivo che spiega la scelta di un vetro molto spesso, che ne mantenga a lungo la freschezza.

5.pngTornando al mondo anglosassone, con cui avevamo cominciato la nostra rassegna, diffusissima è la pinta: nella versione inglese (quella con la “bombatura” vicina alla sommità), in quella americana (che deriva dal classico shaker) o in quella irlandese (che ricorda un tulipano), differiscono anche per capacità ma non per praticità. La forma non garantisce una tenuta di schiuma eccelsa, comunque sufficiente per Bitter, Pale Ale e Stout. E permette un’ottima visibilità al logo del birrificio...

13.pngDiamo un’occhiata anche al mondo teutonico: la delicatezza e la generosa schiuma delle Pils vengono sottolineate dal ricorso a bicchieri stretti e slanciati, che facciano risalire i profumi sorso dopo sorso, mentre le Lager più “robuste” sono quasi sempre perfette in grandi boccali con il manico, molto comodo per brindare e per non far aumentare la temperatura della birra con il calore della mano.

 

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8.pngDecisamente peculiare è anche il bicchiere da Weizen, la cui forma svasata permette lo sprigionarsi di schiuma abbondante, cremosa e ricca di aromi speziati e fruttati.

Lo stesso bicchiere scelto dall’americana Blue Moon per la propria birra di frumento, che si rifà alla tradizione belga ma che risulta inimitabile nell’affascinante modalità di servizio con una fettina di arancia come guarnizione.

9.pngA volte il bicchiere diventa addirittura leggenda e parte integrante del fascino di una birra: pensiamo alla Kwak e al “calice del cocchiere”, inventato per aggirare il divieto di scendere dalla propria carrozza. Grazie alla sua forma poteva essere letteralmente appeso alle staffe delle carrozze, permettendo ai cocchieri di concedersi l’ottima Belgian Strong Ale del birrificio Bosteels.

 

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